lunedì 23 maggio 2016

Festival del Cinema di Frontiera: la madrina è Miriam Leone

Sarà l’attrice Miriam Leone la madrina della XVI edizione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, in programma a Marzamemi dal 25 al 31 luglio. La siciliana Miriam Leone, reduce dal successo a Cannes con il film ‘Fai bei sogni’ di Bellocchio, con la sua bellezza e con il suo talento, incanterà il pubblico della sala cinematografica all’aperto più a Sud d’Europa. Miriam debutta come attrice sul grande schermo con il film “Genitori & figli - Agitare bene prima dell'uso”, di Giovanni Veronesi.

Nel corso della sua carriera ha lavorato con grandi artisti come Christian De Sica, Rocco Papaleo e Angela Finocchiaro, Miriam Leone è nel film “La scuola più bella del mondo” di Luca Miniero. Mentre, accanto a Luca Argentero e a Raoul Bova, è il volto femminile del film “Fratelli unici”. In seguito prende parte come protagonista femminile alla serie tv di Sky Italia “1992”, ambientata nella Milano di Tangentopoli, in cui lavora accanto a Stefano Accorsi, protagonista e ideatore della serie. Nello stesso periodo è la protagonista principale di una serie TV: “La dama velata”, feuilleton in costume in onda su Rai 1, che ha riscosso un grandissimo successo di pubblico.

Grande successo di critica per ‘Non uccidere’ in onda su Raitre, in cui veste i panni di Valeria Ferro, protagonista della serie. A Marzo 2016 è con Fabio Volo al cinema con ‘Un Paese quasi perfetto’ di Massimo Gaudioso. Miriam Leone, sul palcoscenico della XVI edizione del Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, accompagnerà le proiezioni delle pellicole in concorso nella manifestazione, diretta dal regista Nello Correale con la vicedirezione affidata al critico cinematografico, Sebastiano Gesù.

Fonte: http://www.siracusanews.it/

mercoledì 18 maggio 2016

Mille Miglia glamour: da Kasia Smutniak ad Anna Kanakis

Dal set di "Perfetti sconosciuti", ultimo film in cui ha recitato, alla Mille Miglia. Kasia Smutniak torna a Brescia per partecipare nuovamente alla corsa più bella del mondo. Dopo il 48esimo piazzamento all'edizione dello scorso anno, l'attrice amata da Ozpetek quest'anno correrà su una Lancia Ardea del 1939.

Dal punto di vista mondano, la Freccia rossa riserva sempre incontri ravvicinati con molti vip che amano trasformarsi per tre giorni in piloti e navigatori, per partecipare ad una esperienza unica ed eccezionale.

Oltre alla Smutniak, sono attesi anche Anna Kanakis, attrice e scrittrice siciliana e Miss Italia nel 1977; Jacky Ickx, pilota belga di Formula 1, che si può considerare un habitué della gara; Susie Wolff, collaudatrice e terzo driver della Williams.

Ci sarà anche Andreas Jancke, attore tedesco molto famoso nel suo Paese, che correrà su una Mercedes 190 SL insieme ad Alexander Roch.

Tra gli altri vip anche il cantante inglese Marlon Roundette. Fuori gara e come testimonial di Santa Margherita ci sarà Miriam Leone, modella, attrice e conduttrice televisiva.

Fonte: www.giornaledibrescia.it

giovedì 12 maggio 2016

Miriam nel cast di "Fai bei sogni"

Il film Fai bei sogni di Marco Bellocchio sbarca a Cannes con la versione cinematografica del best seller autobiografico di Massimo Gramellini, una storia vera in cui si racconta del lutto interminabile del giornalista de La Stampa per la morte della madre. All'apertura della Quinzaine des Realisateurs, il film di Bellocchio si presenta con la fotografia grigia di Daniele Ciprì e, da una ripresa all'altra, narra fedelmente ciò che è stato descritto nel romanzo omonimo edito da Longanesi.

Prodotto da Ibc Movie e Kavac Film con Rai Cinema il film, questa storia inizia con un dramma, la mattina del 31 dicembre 1969 e, come un'istantanea, cattura il dolore di un bambino di nove anni che non si dà pace e non si spiega la scomparsa della figura più importante della sua vita. "Qui dentro mia mamma non c'e'", dice Gramellini bambino guardando il feretro della madre e opponendo la ragione del cuore alla cruda verità.

Questa perdita infinita nel racconto di Bellocchio, in sala in autunno con 01, attraversa circa trent'anni, tra sequenze di Massimo prima bambino e poi adolescente (interpretato dagli attori Nicolò Cabras e Dario Del Piero) e poi da adulto (Valerio Mastandrea) segnato da un lutto che porta con sé paura, ansia e insicurezza.

Solo Belfagor, la serie tv che il piccolo Massimo vedeva abbracciato alla madre, lo sostiene durante le crisi come una sorta di spirito guida. Perché Gramellini non trova requie: né da adolescente con le indicazioni teologiche del sacerdote (rappresentato dall'attore Roberto Herlitzka), né dopo tra le braccia di un breve amore (interpretato da Miriam Leone).

Il giornalista dovrà, infatti, attendere non solo il suo rientro dalla guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, ma anche l'incontro con Elisa (Berenice Bejo), una relazione che lo porterà ad affrontare la verità sulla morte della madre. Ossia il suicidio, l'ultimo atto di una donna che ha scoperto di essere malata di cancro, coperto dalla favola di un infarto fulminante per seguire le dinamiche familiari borghesi e la loro ipocrisia. Temi spesso raccontati proprio da Bellocchio che, fuori concorso, commenta: "Mi è stato proposto dalla produzione ma ho intravisto in questa storia qualcosa che mi apparteneva profondamente e la maturità professionale ti dà il vantaggio di scoprire cose che senti anche in storie apparentemente lontane".

Fonte: http://www.panorama.it/

lunedì 9 maggio 2016

I segreti del giovane Manfredi

C’è qualcosa di Nino in Luca, e sono gli occhi neri e fermi, la calma sospesa, un certo smarrimento di chi cerca una risposta. Luca non ha mai avuto troppe risposte da suo padre, Nino Manfredi, scomparso nel 2004. «Non era abituato all’affettività, era chiuso nel suo mondo professionale, il cinema. Questo film è il mio modo per dirgli che gli ho voluto bene». Luca Manfredi, 57 anni, è un apprezzato regista di fiction. Per Rai1 sta per cominciare le riprese del film In arte Nino. Suo padre sarà Elio Germano, sua madre, Erminia, Miriam Leone.

Com’è nata l’idea?
«È una parte della sua vita che nessuno conosce, il Manfredi segreto, prima che diventasse Nino Manfredi: la storia di un ragazzo malato di tubercolosi, rinchiuso per tre anni e mezzo in un sanatorio, unico sopravvissuto della sua camerata. Si considerò miracolato e per questo più tardi girò Per grazia ricevuta: lui che non era credente, fu l’unico risparmiato».

E a parte il sanatorio?
«Racconto un ragazzo che rinasce e scopre la passione per la recitazione, osteggiato da suo padre, mio nonno, maresciallo di Polizia: non voleva che facesse il saltimbanco. Nino fu costretto a iscriversi a Legge, quando discusse la tesi disse che non avrebbe mai fatto l’avvocato ma l’attore, e di nascosto a suo padre stava facendo l’Accademia d’arte drammatica. I relatori gli chiesero di recitare, si arrotolò i pantaloni e fece Arlecchino».

E i professori?
«Dissero che non si erano mai divertiti tanto. Il film prosegue con la sua prima tournée teatrale. Si arrabattava con la radio, il doppiaggio, il varietà. E Canzonissima, che gli aprì le porte del cinema. Fece l’attore con la tigna del ciociaro. Poi l’amicizia con Tino Buazzelli e Gianni Bonagura, che gli presentò mia madre, lei faceva la mannequin. A mamma non piacevano gli attori, veniva da un’esperienza drammatica, il fidanzato aveva annunciato le nozze e rubò i risparmi di suo padre, era un truffatore professionista».

Elio Germano c’è per il suo camaleontismo?
«Sì, lo aveva anche Nino: faceva dimenticare l’attore, si vedevano i suoi personaggi, come il cameriere di Pane e cioccolata, il mio film preferito. Elio mi ha detto che Nino è stato il suo faro, sono identici nei silenzi amari, nello sguardo disincantato. Ha rifatto all’istante la sua camminata ciondolante».

Questo film, per lei...
«È come se fosse un abbraccio tardivo, quello che mio padre e io non ci siamo mai dati. Lui lamentava di non aver avuto dialogo con suo padre, uomo severo, erano i tempi in cui i figli si baciavano solo quando dormivano. In qualche modo la storia si è ripetuta con me. Nel 1992 girai la mia prima serie tv, Un commissario a Roma, lui era il protagonista. Abbiamo avuto una grossa lite sul set. Non gli piaceva com’erano scritte alcune scene. Le cambiai. La mattina dopo, davanti alla troupe, disse: ma chi ha scritto queste str... Gli lasciai una lettera sotto la porta. Il giorno seguente non mi disse niente, come se non fosse successo nulla. Questa occasione è per un chiarimento impossibile. Riusciva meglio come nonno. Vorrei esprimergli tutto l’affetto che ho per lui. Il film si conclude con Nino che fa Bastiano il barista di Ceccano, fusse che fusse la vorta bbona. Regalava pillole di saggezza contadina».

È stato dimenticato, suo padre?
«Ho fatto un piccolo sondaggio sugli amici di mio figlio, che ha 16 anni. Niente. Non ricordate nemmeno il Geppetto di Pinocchio? A Luigi Comencini, che lo diresse, Nino chiese perché avesse scelto proprio lui, relativamente giovane per fare il vecchio falegname. Gli rispose: sei l’unico attore italiano in grado di parlare con un pezzo di legno. Fece un omaggio al suo mito, Chaplin, portando scarpe fuori misura. Papà per ispirarsi si mise a studiare gli anziani ai giardinetti. Fu colpito però da una nipotina che parlava col bambolotto. Capì che il suo Geppetto non era un vecchio: doveva avere il candore e l’ingenuità di quella bambina».

Fonte: http://www.corriere.it/

E' ufficiale: torna "Non Uccidere"

Posso annunciare con personale soddisfazione che torna "Non uccidere". Adesso è ufficiale. La seconda stagione della mia serie tv favorita si farà, e sarà girata ancora in Piemonte. Lo ha confermato oggi il direttore generale Rai Antonio Campo Dall'Orto a Paolo Damilano e Paolo Manera, presidente e direttore di Film Commission, che coronano così un lavoro di "diplomazia industriale" durato mesi.
Le nuove inchieste dell'ispettore Valeria Ferro, interpretata da Miriam Leone, saranno ambientate come sempre a Torino, e realizzate in città con ampio ricorso a maestranze e attori locali. Una produzione importante, che porta non soltanto occupazione per i lavoratori del cinema piemontese, ma anche un utilizzo continuativo dei Lumiq Studios, che ne hanno tanto bisogno. Ai Lumiq si girano tutte le scene degli interni della Questura, con scenografie realizzate ad hoc.
La conferma di "Non uccidere" era nell'aria. La prima stagione della serie ideata da Claudio Corbucci e diretta da Giuseppe Gagliardi, con nove mesi di riprese, ha generato ricadute economiche in Piemonte per 5 milioni di euro, ed è stata venduta anche all'estero. Però nella programmazione aveva avuto inizi difficili. Trasmessa da Raitre, "Non uccidere" è partita stentatamente, senza grandi ascolti, tanto da essere sospesa per qualche settimana. Però, puntata dopo puntata, ha conquistato la critica e il pubblico più esigente, tanto da diventare una sorta di cult: "Rolling Stone" l'ha inserita, unica produzione italiana, nella top ten delle dieci serie più cool del 2015. In effetti la qualità di scrittura e di regia è notevole: imparagonabile agli standard della maggior parte delle fiction italiane. E gli attori sono eccellenti, a cominciare da una Miriam Leone in stato di grazia.
Così s'è formato uno zoccolo duro di spettatori che in rete invocavano il ritorno dell'ispettore Ferro. E anche in Rai tutti si erano resi conto del valore innovativo di "Non uccidere". Film Commission non ha mai smesso di sperarci, e pressare per una seconda stagione. E altre a seguire, mi auguro.

Fonte: http://gabosutorino.blogspot.it/

giovedì 17 marzo 2016

Miriam Leone: «Potete amarmi, ma non sarò mai vostra»

Gli ultimi successi televisivi hanno il volto di Miriam Leone. Qui l’attrice italiana posa per Grazia al teatro La Fenice di Venezia. E racconta del giorno in cui ha capito che la seduzione è energia, ma niente è potente come una donna libera
Da dove si inizia a raccontare Miriam Leone? La domanda, stavolta, me la faccio io. Perché dopo una giornata passata insieme al teatro La Fenice di Venezia, sul set del servizio fotografico che vedete in queste pagine, e due ore al telefono il giorno dopo, io a Milano e lei a Roma, a parlare come fossimo amiche da tempo, tracciare un suo ritratto rimanendo fedele alla donna complessa che è, mi sembra un’impresa impossibile. Catanese, 30 anni, conduttrice del programma tv Le Iene, è bella di una bellezza elegante, misteriosa. Quando la vedo, nel primo ordine di palchi del teatro, sta ridendo mentre le appuntano una spilla sul vestito. Ci presentiamo, e lei mi guarda subito le scarpe: sono comodissimi zoccoli ortopedici. «Ce li ho anche io! Non sono stupendi? Hanno solo un difetto secondo me: quando li metti, non puoi più farne a meno». E mi parla di quanto le piaccia fare shopping online e di quando, girando la serie tv di Rai Tre Non uccidere, non ha potuto farlo: «Giravamo 15 ore al giorno, ma soprattutto Valeria, il mio personaggio, non sarebbe proprio il tipo da mettersi a comprare compulsivamente al computer». Miriam, che quando interpreta una donna si comporta come lei, è la stessa persona che il giorno dopo al telefono mi racconta che ha appena messo il brodo nel freezer, che adora cucinare e che, in coda alla cassa del supermercato, guarda sempre la spesa dei vicini: «Nei carrelli scopri chi ha bambini, chi è a dieta, chi sta organizzando una cena romantica». Ed è sempre la stessa che, parlando dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini e dell’artista Marina Abramović, mi spiega: «Amo la poesia, ho il Can- zoniere di Petrarca sul comodino. La poesia è la sintesi estrema della vita, è musicalità e ritmo. È la lama che ti risveglia dall’assopimento del quotidiano». Ecco, e adesso da dove inizio? Ma da qualche parte bisogna pure farlo, quindi partiamo dai detti siciliani. «Chiu scuru’ i menzanotti ’un pò fare»: è uno dei suoi preferiti. E forse, ripensando alla nostra conversazione, quello che più rappresenta Miriam, un equilibrio incantevole di notte e di giorno, di luce e oscurità.


Che cosa significa?
Leggi il resto dell’intervista sul numero di Grazia in edicola questa settimana

venerdì 19 febbraio 2016

Silvio Orlando e Fabio Volo, nuova coppia per "Un paese quasi perfetto"

Un buco di paese sperduto nelle Dolomiti lucane, pochi abitanti che non lo vogliono lasciare, un progetto per far ripartire la comunità e un rampante chirurgo estetico che arriva da Milano. Atmosfere da Benvenuti al Sud e tono delicato di commedia per il ritorno alla regia di Massimo Gaudioso, lo sceneggiatore di tanti film di Matteo Garrone dall'Imbalsamatore al Racconto dei Racconti, Gomorra incluso (e non solo: firma anche L'abbiamo fatta grossa di Carlo Verdone) , con due film collettivi alle spalle (Il caricatore e La vita è una sola). E' Un paese quasi perfetto, in sala dal 24 marzo, con protagonista una coppia inedita, Silvio Orlando e Fabio Volo e nel cast Miriam Leone, Carlo Buccirosso e Nando Paone.

Pietramezzana, piccolo paese della Basilicata, rischia di scomparire. I giovani lo stanno abbandonando e i pochi abitanti rimasti, per lo più ex minatori, vivono con una cassa integrazione che minaccia di trasformarsi presto in disoccupazione permanente. Ci sarebbe di che scoraggiarsi. E invece no. I suoi abitanti, trascinati dal vulcanico Domenico (Silvio Orlando) non demordono e, non appena intravedono nell’apertura di una fabbrica la soluzione a tutti i loro guai, si attivano affinché il progetto vada a buon fine. La prima cosa da fare è trovare un medico - senza il medico non può esserci nessuna fabbrica – e fortuna vuole che si imbattano in Gianluca Terragni (Fabio Volo), rampante chirurgo estetico milanese.

La seconda cosa, ben più complicata, sarà convincerlo a restare! E per non fargli sentire la mancanza del wi-fi, del sushi o della musica jazz, le proveranno tutte, arrivando perfino a mettere in piedi una poco probabile squadra di cricket. Basterà questo o le altre mille attenzioni a farlo restare? Basterà la bellissima Anna (Miriam Leone)?

Il trailer in anteprima per l'ANSA: http://www.ansa.it/lifestyle/notizie/video/incartellone/2016/02/18/un-paese-quasi-perfetto.-trailer-in-anteprima-ansa_497fcb61-7f6c-40e0-bfc8-b53dc5b70158.html